


I devoti in bianco attraversano la metropolitana
senza sospendere il quotidiano.Il rito non interrompe il tempo contemporaneo, lo attraversa.
Convive con lo schermo, con la musica, con l’attesa.Questa copertina osserva la devozione
come fatto sociale nello "spirito del tempo".Una pratica collettiva che non chiede distanza,
non chiede silenzio,
non chiede immagini.La tradizione non viene desacralizzata, viene normalizzata, ed è proprio qui che continua a esistere.

Due ciclopi accovacciati sull’Etna trasformano il cratere in un focolare primordiale.Il vulcano non è un mero sfondo, ma un' estensione vitale, fuoco vivo, corpo della montagna.La scena richiama un tempo mitico, in cui le figure leggendarie abitavano il paesaggio e lo usavano con naturalezza, senza eroismo né violenza, come parte di un quotidiano sospeso tra mito e realtà.

Tra linee che danzano e dettagli da scoprire, i simboli della città si intrecciano con la magia delle feste.L’Elefante sorregge il simbolo del Natale, l’Etna fuma sogni invernali, il Castello Ursino custodisce storie antiche… e l'atmosfera natalizia fa il resto.
Una Catania illustrata, vulcaniza, viva e piena di meraviglia.

Una ferita che si apre nella notte, un bagliore improvviso che spezza il respiro della città. Le Ciminiere, custodi silenziose di memoria e lavoro, diventano il cuore di un rogo che divora non soltanto materia, ma simboli. Il fuoco non illumina: espone. Rivela la vulnerabilità di ciò che si credeva saldo, l’illusione che il passato fosse intoccabile.Le fiamme non sono semplicemente distruzione, sono un atto violento che interrompe la continuità, che impone alla città di guardare la propria fragilità. In quel bagliore acceso si riflettono paura, rabbia, impotenza.

In questa illustrazione Colapesce, l’uomo che scelse di diventare parte del mare per sorreggere la sua terra, non è solo leggenda ma un tuffo in un mondo sospeso tra luce e profondità, dove il respiro dell’acqua incontra la forza silenziosa del sacrificio.Là dove il sole non arriva, lui diventa confine e custode, un battito antico che tiene la Sicilia sospesa tra cielo e mare.Questa copertina è un omaggio a Catania e alla Sicilia, alle sue storie antiche e al fascino eterno che custodisce sotto ogni onda.

L’illustrazione ritrae in modo potente e simbolico lo sfruttamento dei giovani lavoratori che abbraccia l’intero mondo del lavoro contemporaneo.In primo piano appaiono figure giovanili, piegate dal peso della stanchezza, una raffigurazione simbolica di un sistema che li sfrutta senza alcuna pietà.Sullo sfondo emerge, con forza drammatica, la statua del Re Ferdinando di Borbone di Catania, ma la sua testa è stata tagliata, segno evidente di una ribellione in atto e della rottura del potere.Intorno alla base della statua si agitano masse di persone rappresentate come una moltitudine in fermento, sempre pronte a sollevarsi e a non accettare più l’oppressione.

Villa Pacini , "Villa 'e varagghi" per i catanesi, è uno dei giardini più antichi e suggestivi di Catania, situato nel cuore della città, vicino agli Archi della Marina e alla Porta Uzeda.Nato alla fine del XIX secolo, questo giardino circolare è un rifugio di tranquillità e storia, con una fontana centrale e un’area giochi per bambini. È dedicato al celebre compositore catanese Giovanni Pacini.Un tempo affacciata sul mare, Villa Pacini porta con sé le tracce di un passato che si intreccia con la trasformazione urbana e il fascino del vecchio porto. Oggi rimane un luogo di pace, tra storia, musica e natura, nel cuore pulsante di Catania.

Lo sguardo di una ragazza rivolto all’orizzonte di un mare calmo sotto un cielo limpido e un sole splendente.Il suo volto nascosto suggerisce un momento di riflessione, tradendo quel sentimento di chi sa che l’estate sta finendo, ma già si lascia trasportare dai sogni e dalle attese della prossi

La nuova copertina è ispirata alla magia della Notte di San Lorenzo, con l’Etna che L'illustrazione gioca con la prospettiva e gli elementi.Un viaggio visivo tra realtà e sogno, dove il mare riflette la volta celeste e il cielo diventa un oceano di luci.
Una celebrazione di magia, luce e creatività ispirata all’Etna, che osserva silenziosa questo spettacolo unico.i sogni e dalle attese della prossi

Un angolo unico di Catania, dove il mare lava la pietra lavica e il tempo sembra fermarsi.
Questa illustrazione ritrae i bagnanti che popolano la piccola spiaggia nera, tra ombrelloni colorati, risate leggere e il profumo di salsedine nell’aria.
Un omaggio visivo a quei momenti semplici e intensi, dove tutto ruota attorno al sole, al mare e alla vita di quartiere.

Dal palco deserto del Teatro Bellini, la scena si apre su un tempo che non esiste più,
poltrone rosse addormentate, ma in fondo, tra i velluti del loggione, siede solo, lui, Vincenzo Bellini,
anima senza tempo, ombra gentile di un secolo scomparso.L’Ottocento è lontano, fragile come una melodia antica che nessuno ricorda.
Un secolo colmo di sogni, di ideali,
di arte innovativa e di silenzi profondi
che abbiamo lasciato spegnere, travolto dal rumore del presente.Ma nel vuoto del teatro, il tempo si piega, e quella memoria respira ancora.
Bellini guarda.
Non giudica. Ma osserva ciò che resta.

Un’illustrazione provocatoria che trasforma il cuore storico di Catania in un gigantesco fast food urbano.Il Castello Ursino, simbolo millenario della città, viene invaso da insegne al neon, luci sparate e un’estetica da street food festival permanente. Non è solo una visione distopica: è una riflessione visiva sulla trasformazione (e forse la perdita) dello spazio pubblico e culturale, risucchiato da un turismo mordi-e-fuggi e da una movida che spesso dimentica la memoria dei luoghi.Una provocazione sul confine sottile tra valorizzazione e spettacolarizzazione, tra vita notturna e snaturamento dell’identità urbana.

Quest’illustrazione cattura l’anima pulsante della Pescheria di Catania, uno dei mercati più antichi e vivi del Mediterraneo.
Il volto del pescatore segnato dal sole e dal sale, racconta storie di albe sul molo e voci che si intrecciano tra i vicoli umidi di vita e odori intensi.Non è solo un gesto di lavoro: è un rito. Dietro ogni colpo di coltello si cela una tradizione che si tramanda da generazioni, una danza di movimenti precisi che si fonde col vociare colorito del mercato, con lo schizzo d'acqua e il luccichio argentato delle squame. L’illustrazione esalta il contrasto tra il dinamismo del gesto e la dignità silenziosa del mestiere, tra la crudezza del pesce e la poesia del quotidiano.

La figura surreale del coniglio che si staglia imponente nel cielo appare fuori posto in un contesto che dovrebbe essere dominato dalla passione calcistica.L’ironia dell’immagine è immediata: un animale solitamente associato alla dolcezza e alla leggerezza che entra in uno stadio, simbolo di passione intensa e, talvolta, di violenza verbale e fisica, spinge a una riflessione più profonda.
Il coniglio, nell’innocenza della sua presenza, diventa una metafora del contrasto tra il mondo fuori dallo stadio e quello che si svolge al suo interno, dove il calcio assume un ruolo che va ben oltre il semplice gioco. La massa di tifosi, spesso vista come una "folla cieca", si trasforma in uno strumento di appartenenza, identità e, in alcuni casi, di protesta sociale e politica.

L'illustrazione dedicata alla primavera raffigura Vincenzo Bellini suonare il pianoforte sul palco della musica in stile Liberty, situato all'interno della splendida Villa Bellini di Catania.La scena è immersa in un'atmosfera magica e suggestiva. Un florilegio di note trasportate da una brezza leggera, sembrano danzare nell'aria, creando un effetto quasi musicale, in sintonia con le note che Bellini fa emergere dal pianoforte.L'illustrazione cattura l'essenza della primavera: un risveglio armonioso, un trionfo di colori, suoni e vita, con Bellini che, attraverso la sua musica, sembra celebrare la bellezza e la rinascita della stagione.

l Carnevale si avvicina e con esso la rappresentazione ed il trionfo di una sorta di liberazione temporanea dalla verità dominante e dal regime esistente, l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù.Scriveva Franz Kafka: "Mi sono vergognato di me stesso quando ho capito che la vita è una festa in maschera ed io vi o partecipato con la mia vera faccia.

No, no, non splendere su tanti guai,
sole d’Italia, non splender mai;
Ma il vento sibila,
ma l’onda è scura,
ma tutta in tenebre
è la natura:
le corde stridono,
la voce manca…
Sul ponte sventola
bandiera bianca !

Quel momento in cui, da bambini, i nostri occhi si posavano su un albero di Natale illuminato: un incanto che fermava il tempo. Le luci scintillanti, l'atmosfera e il profumo dell'aria si fondevano in un momento magico.

Quel momento in cui, da bambini, i nostri occhi si posavano su un albero di Natale illuminato: un incanto che fermava il tempo. Le luci scintillanti, l'atmosfera e il profumo dell'aria si fondevano in un momento magico.

Quel momento in cui, da bambini, i nostri occhi si posavano su un albero di Natale illuminato: un incanto che fermava il tempo. Le luci scintillanti, l'atmosfera e il profumo dell'aria si fondevano in un momento magico.




L'Etna è una grande matita sepolta.La leggenda narra che, forse per studiare a fondo la natura vulcanica, forse per il desiderio di creare intorno a sé un’aura divina, Empedocle finì per precipitare dentro il cratere! Solo uno dei suoi calzari di bronzo fu rigettato dal vulcano.La storia dell'Etna è una storia scritta nel fuoco. È una storia scritta nella terra. È, soprattutto, una storia che parla di noi.Un vulcano che ha disegnato l'equilibrio tra uomo e natura: un cammino fatto di sconfitta e speranza, stupore e conoscenza, che ci invita a ritrovarci nella cenere sui declivi del vulcano.

Il terzo numero è dedicato alla figura di Vincenzo Bellini.
L'illustrazione immagina un Vincenzo Bellini che incarna lo Spirito del nostro tempo.
Se vivesse nei nostri giorni sarebbe un trapper?I musicisti del tempo erano considerati dei trasgressivi che rompevano il legame con la tradizione.
Incomprensibili, oltraggiosi e con dei nuovi valori che spazzavano via quelli vecchi.Un parallelismo tra quello che è stato, quello che è e quello che sarà.
Per dirla con Heidegger, un eterno ritorno del'uguale, un grande circolo che ritorna continuamente su se stesso.

L’illustrazione del secondo numero é dedicata alla metropolitana di Catania.
La Metropolitana rappresenta uno di quegli spazi che l’antropologo francese Marc Augè definiva non-luoghi.Il non-luogo è il contrario di luogo, ovvero lo spazio dove si possono leggere ed interpretare le relazioni sociali.La modernità ha prodotto spazi dove non si manifestano più le relazioni sociali.
Negli spazi di circolazione come gli aereoporti e le metropolitane, gli spazi di consumo, come i centri commerciali e gli spazi di comunicazione, come i socials, è impossibile sviluppare i rapporti sociali che legano l’uno con l’altro.Proprio per questo motivo sono non-luoghi.
I rapporti sociali esigono tempo e spazio e nei non-luoghi scompare la dimensione del tempo e dello spazio poichè tutto è istantaneo ed ubiquo.
Questa condizione ci condanna a una nuova forma di solitudine perchè la nostra identità si forma attraverso il rapporto con l’alterità.

L’Elefante, emblema di Catania, nelle vesti della Statua della Libertà.
Una fusione simbolica tra la tradizione e la libertà che guida il popoloUn emblema di giustizia, di libertà e di equità senza i quali la democrazia non esisterebbe.La democrazia e le libertà in questo periodo buio sono messe a dura prova, strattonate sempre più pesantemente da forze che ne vogliono demolire le fondamenta.Il Capitalismo, che ha come scopo il profitto illimitato, e la Tecnica, che ha come unico scopo quello di moltiplicare gli scopi all'infinito, hanno svuotato l’umanità di ogni passione e di ogni emozione fino a violentarne le coscenze.
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